Il mio amico è un bullo

C’era una volta un cane che viveva in una casa di campagna. Un giorno il padrone uscendo trovò un gatto abbandonato e decise di portarlo a casa e tenerlo con sé. Ma il cane non poteva sopportare di condividere le attenzioni del padrone e cominciò a fare dispetti di tutti i tipi al gatto. 

Addirittura, un giorno, durante una passeggiata al parco, il cane buttò il gatto di colpo in uno stagno, sapendo che lui non sapeva nuotare! Lo scherzo fece molto ridere un pappagallo di passaggio che, vedendo la scena si fermò a guardare. Il gatto si agitava nell’acqua cercando di restare a galla, mentre il pappagallo rideva sempre più divertito. Il cane che si sentiva fiero del suo gesto invitò ad assistere alla scena anche i suoi amici, i polli e le galline, i quali si resero conto della prepotenza e decisero di restarne fuori per evitare conseguenze. Nello stagno c’era anche un ranocchio che cercava di far ragionare il cane e dirgli che stava sbagliando. Lui era l’unico che provò ad aiutare il gatto cercando di tenerlo a galla, senza riuscirci. 

Fortunatamente, si accorse della scena il padrone, che era uscito a cercare il cane e il gatto; quindi, si tuffò a salvare il gatto e sgridò il cane che avrebbe potuto aiutare il suo “amico” gatto. 

Perché, ti ho raccontato questa storia?

Il cane si è comportato come un bullo, non trovi? In effetti prende l’iniziativa e si comporta da prepotente nei confronti della vittima, il gatto. 

Ma in questa storia ci sono altri personaggi, te li ricordi? Ci sono: il pappagallo, i polli e le galline, il ranocchio e il padrone.

In un episodio di bullismo, ci sono dei bambini che si comportano come il pappagallo, ridendo, incitando il bullo o semplicemente restando lì a guardare, godendosi la scena. Questi atteggiamenti aiutano il bullo, che spesso fa prepotenze per cercare l’attenzione degli altri. 

A volte, invece, la cosa più semplice e naturale è comportarsi come i polli e le galline, ignorando il bullismo e rimanendo in disparte, magari per paura. Non fare niente, però, non aiuta la vittima e non fa smettere le prepotenze, anzi spesso è più facile per il bullo continuare se nessuno si intromette. 

Però, bisogna anche saper aiutare. Alla vittima non serve solo qualcuno che lo consoli o che intervenga in maniera confusa, come il ranocchio. Spesso, facendo così, ci si caccia solo nei guai e forse le prossime volte si sceglie di non intervenire per paura delle conseguenze. 

Sicuramente bisogna aiutare chi è in difficoltà, ma è importante farlo nel modo migliore. Ad esempio, si può cercare l’aiuto di altre persone, meglio se adulti di fiducia. Il padrone, infatti, è corso ad aiutare il gatto, non sapendo però che era stato proprio il cane a fare un dispetto. Sei ti dovessi trovare davanti a un episodio di bullismo, quindi, sarebbe importante cercare l’aiuto di uno o più adulti di fiducia, parlando apertamente con loro e raccontando senza paure quello che sta succedendo. 

Solo così puoi concretamente aiutare la vittima.

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